Il neoimperialismo dell’intelligenza artificiale

Attraverso più di 260 interviste tra cui 150 executive di OpenAI, la società in cui è nata e si è sviluppata ChatGPT, dipendenti e collaboratori di aziende come Microsoft, Anthropic, Meta, Alphabet, DeepMind, Karen Hao una delle giornaliste più attente alle dinamiche di potere e alle conseguenze sociali, politiche ed economiche delle intelligenze artificiali, rivela i pericoli dell’uso di queste tecnologie, tra cui gli elevatissimi costi umani e ambientali. Nel suo libro Empire of AI. Dreams and Nightmares in Sam Altman’s OpenAI (Penguin Press, pp. 496, 28,29 euro, eBook 14,99 euro) ci fa comprendere come un’idea fondata su basi scientifiche sia diventata una religione con al centro Sam Altman, il più carismatico tra i suoi fondatori e, dall’iniziale aspirazione a un sapere condiviso non profit si sia trasformata in uno strumento di potere e sfruttamento che attira investimenti miliardari. Un vero e proprio impero perché, ha affermato in un briefing condotto dalla giornalista Jessica Washington della webzine indipendente online The Intercept (https://theintercept.com/2026/01/02/empire-ai-sam-altman-colonialism/): “Empires similarly consolidate a lot of economic might by exploiting extraordinary amounts of labor and not actually payng that labor sufficiently or at all. So that’s how they are able to amass wealth because they’re not actually distributing it” (Nello stesso modo gli imperi consolidano un grande potere economico grazie allo sfruttamento di una quantità straordinaria di manodopera retribuita in modo insufficiente o addirittura senza pagarla. Riescono ad accumulare ricchezza perché non la distribuiscono). 

“Buoni” vs “cattivi”
Una realtà che emerge in modo chiaro nelle interviste ai lavoratori appartenenti ad alcune delle comunità maggiormente impegnate nella supply chain dell’AI come quelli del Kenya e del Cile. Hao si serve del termine “impero” per sottolineare che ci sono quattro significative analogie tra gli imperi storici e quello attuale degli oligarchi dell’AI, dall’esigere risorse che non sono proprie, con un’interpretazione distorta delle regole del diritto internazionale sempre a loro favore come per esempio quando affermano che i dati ripresi dalla rete sono fair use, quindi di dominio pubblico, allo sfruttamento del lavoro delle comunità più vulnerabili del Sud globale e, contemporaneamente, con l’eliminazione di molti posti di lavoro attraverso l’automazione. Da sempre inoltre gli imperi hanno la necessità di controllare la produzione della conoscenza, elemento fondamentale per il mantenimento dell’egemonia, così come l’AI ha conquistato da alcuni anni un sostanziale monopolio sulla ricerca non più con lo scopo originario di aiutare le persone, ma solo a vantaggio delle aziende hi tech. L’ultimo parallelismo riguarda invece la narrazione che evidenzia la differenza tra imperi “buoni” e “cattivi” con la conseguente necessità di consentire ai “buoni”, grazie alla commistione con il potere politico e militare, un accesso illimitato alle fonti di informazione e all’acquisizione delle materie e delle energie indispensabili per il loro sviluppo in modo da poter diffondere il progresso e dare all’umanità una possibilità di salvezza. Viene quindi completamente ribaltata l’utopia che ha dato avvio alla prima fase dell’intelligenza artificiale, che si prefiggeva la creazione di un mondo in cui sarebbero state eliminate o fortemente ridotte le principali cause di malessere e disuguaglianza, dalla povertà alle malattie. Per quanto riguarda le differenze con gli imperi storici come quello britannico è poi importante riflettere sulla velocità con cui l’AI si sviluppa con mutamenti che si misurano non più in anni, ma in mesi. Come sottolinea Hao: “I’m definitely really shocked at the pace… one on the key differences of the classical empires of old and empires of AI is just the sheer speed. The British Empire moved at the pace of ships. And with the empires of AI, they’re moving at the pace of bits. They can make like 60 decisions in an hour that affect billions of people around the world” (Sono davvero molto colpita dalla rapidità… una delle differenze fondamentali tra gli imperi classici del passato e gli imperi dell’IA è proprio la rapidità. L’impero britannico si muoveva alla velocità delle navi, gli imperi dell’AI mutano invece alla velocità dei bit. In un’ora possono prendere sessanta decisioni che influenzano miliardi di persone in tutto il mondo). Al ritmo dei cambiamenti è poi indispensabile aggiungere la grande velocità con cui stanno costruendo le infrastrutture per l’addestramento e lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale, il potere di convinzione delle aziende sull’opinione pubblica e la complicità dei governi nel consentirlo senza verificare se sono o meno necessarie. 

Politiche aggressive
Se Sam Altman ha dichiarato di voler realizzare entro il 2033 una serie di data center che utilizzeranno 250 gigawatt di energia elettrica per alimentare e addestrare le sue intelligenze artificiali con un costo di 10 trilioni di dollari, Meta ha in cantiere la creazione in tutto il mondo di supercomputer che richiedono strutture vaste quasi come l’isola newyorkese di Manhattan. Cifre enormi, inimmaginabili per la maggior parte delle persone, basti pensare che un trilione Usa equivale a mille miliardi di dollari e che una città come New York consuma mediamente 5, 5 gigawatt di energia elettrica. Precisa Hao: “I feel like that’s strategy to get people so shocked or confused by these large numbers that they can’t even wrap their minds around that it allows the companies to continue doing wha they’re doing” (Ho la sensazione che questa sia una strategia per impressionare o confondere le persone con numeri così elevati che non riescono a comprendere e che questo consente alle aziende di continuare a fare quello che vogliono). Progetti che provocano molte proteste a livello globale e rivelano la natura estremamente aggressiva delle politiche aziendali degli oligarchi dell’AI. A questi pericoli bisogna aggiungere i danni ambientali perché, almeno nel breve e medio termine, per consentire il funzionamento dei data center sarà necessario utilizzare le energie fossili, compreso il carbone. L’industria più all’avanguardia dell’intelligenza artificiale offre così un ancora di salvezza ai combustibili dell’era industriale.

Promesse non esaudite
Oltre a provocare un forte inquinamento, che viene denunciato da numerose comunità locali come “environmental racism” (razzismo ambientale) e negazione del diritto all’aria pulita (il supercomputer Colossus che Elon Musk ha costruito a Menphis nel Tennessee per addestrare il chatbot Grok sotto inchiesta della Commissione europea per diffusione di immagini esplicite e manipolate di contenuto sessuale, viene per esempio alimentato da 35 turbine a metano) i data center richiedono per il loro funzionamento immense quantità di acqua, che deve essere dolce e potabile per evitare fenomeni di corrosione e proliferazione batterica, con conseguenti richieste di collegamento alle reti idriche cittadine anche in luoghi con risorse scarse o insufficienti, che aggravano problemi già esistenti e mettono in serio pericolo la salute pubblica. Emblematico il consumo di acqua prima e dopo l’installazione di un data center di Google a Cerrilos, una località alla periferia di Santiago, la capitale del Cile. Dalle rilevazioni riportate in Empire of Ai emerge infatti che il data center può arrivare a consumare più acqua di quella usata da tutti gli utenti della città. Riguardo alle promesse dell’industria hi tech sull’intelligenza artificiale, una delle principali è che eviterà alle persone i compiti più gravosi e restituirà loro il tempo da dedicare ad attività maggiormente appaganti, ma Karen Hao esprime forti dubbi su questa asettica e idilliaca visione del futuro dato che in molte attività il lavoro umano verrà eliminato o fortemente limitato con conseguente forte aumento della disoccupazione. Sarà possibile evitare una crisi sociale con conseguenze difficilmente prevedibili?  I governi riusciranno ad attraversare un lungo periodo di transizione per supportare i redditi di chi non potrà più contare sul proprio lavoro nonostante la maggior parte di essi abbiano deficit ai limiti della sostenibilità economica? Verranno alzate tasse già spesso molto elevate e a pagare saranno ancora una volta tutti i cittadini, o si chiederà ai soli oligarchi dell’AI di contribuire in modo significativo? Per Hao: “The answer is, they promise whatever they need to promise to convince whoever they need to convince” (La risposta è che promettono tutto quello serve per convincere chiunque debba essere convinto). Dopo aver definito l’AGI (l’intelligenza artificiale generale) come il livello di conoscenza immediatamente precedente alla superintelligenza, cioè il punto in cui l’AI dovrebbe uguagliare l’intelligenza umana con la capacitò di comprendere, apprendere e applicare le competenze apprese con l’addestramento continuo in modo versatile su qualsiasi attività intellettuale, inclusi il ragionamento, il senso comune e l’adattabilità ai cambiamenti, Hao ricorda che i limiti vengono definiti e ridefiniti continuamente in base alle situazioni e alle convenienze. 

Mutamento continuo
Aggiunge: “When Sam Altman is talking with consumers, he says AGI is going to be this amazing digital assistant that’s going to solve all your problems, because he wants those people to buy it. When he is talking with Microsoft, The Information reported at one point that Microsoft in the agreement between OpenAI and Microsoft, they define AGI as a system that can generate a 100 billion of revenue. When Altman is talking to Congress, he says AGI is going to cure cancer and eradicate poverty and so on and so forth to try and ward off the regulation. And so you can see that it just shape-shifts based on the audience that needs to be convinced in that moment for the company to just continue its agenda”. (Quando Sam Altman parla con I consumatori dice che l’intelligenza artificiale generale sarà un meraviglioso assistente digitale che risolverà tutti i loro problemi perché vuole che le persone lo acquistino. Quando parla con Microsoft, The Information (pubblicazione online Usa di tecnologia e business, ndr) rivela che nell’accordo tra OpenAI e Microsoft, l’AGI è definita come un sistema in grado di generare 100 miliardi di dollari di entrate. Quando Altman si rivolge al Congresso afferma che l’AGI curerà il cancro, sradicherà la povertà ecc. nel tentativo di evitare la regolamentazione. Quindi cambia tono e contenuti in base al pubblico che in quel momento deve convincere, in modo che l’azienda possa raggiungere gli obiettivi prefissati). Oltre ai danni ambientali provocati soprattutto dalle infrastrutture essenziali per l’alimentazione dell’intelligenza artificiale, Hao evidenzia poi in modo particolare il problema delle crescenti disuguaglianze e il pericolo molto concreto che vengano aggravate in modo irreversibile dall’espansione dell’AI a livello globale. 

Accumulo di capitali
Ricorda Hao: “It’s just so crazy to me that they can talk all these utopic loftygoals about solving science and eradicating poverty when they haven’t eradicated poverty in their own town” (È assurdo che possano parlare di tutti queste mete utopiche e nobili come risolvere i problemi scientifici ed eliminare la povertà quando non sono riusciti a sradicarla nemmeno nella loro città – San Francisco, ndr). Aggiunge: “The reason why I use the metaphor of empire is because… the revealed agenda is an imperial agenda. They have effectively been able to use this narrative of AGI to accrue more capital, land, energy, water, data. Like, they’ve been able to accrue more resources, and critical resources, than pretty much anyone in history” (Il motivo per cui uso la metafora dell’impero è che gli obiettivi degli oligarchi del web sono imperiali. Sono riusciti a utilizzare la narrazione dell’intelligenza artificiale generale per accumulare più capitale, territori, energia, acqua, dati, risorse critiche, di chiunque altro nella storia). Un racconto distopico, osserva Hao, che è riuscito a convincere un numero molto elevato di persone a mitizzare l’AGI fino a farne una vera e propria religione. Pensano che quando arriverà il momento in cui l’AI eguaglierà o inizierà a superare l’intelligenza umana, si apriranno le porte di un nuovo paradiso, una civiltà ultraterrena che segnerà l’inizio di una nuova era dell’evoluzione umana dopo quella dell’Homo sapiens, ma avverte: “We actually have no idea how to define AGI, because we have no idea how to define human intelligence” (attualmente non sappiamo come definire l’AGI perché non abbiamo nemmeno idea di come definire l’intelligenza umana). Per Karen Hao è quindi indispensabile far conoscere gli aspetti dell’AI che vengono manipolati o tenuti nascosti in modo da creare una coscienza collettiva e stimolare azioni condivise in grado di opporsi all’attuale sistema e contribuire a plasmare un futuro dell’AI al servizio dei cittadini e non, come accade ora, a esclusivo vantaggio di pochi monopolisti.

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“Dall’iniziale aspirazione a un sapere condiviso, AI si è trasformata in uno strumento di potere e sfruttamento che attira investimenti miliardari”

“Una differenza fondamentale tra gli imperi del passato e quelli dell’AI è la rapidità. Dalla velocità delle navi si è passati alla velocità dei bit”

“AI ha creato un grande potere economico grazie allo sfruttamento di manodopera retribuita in modo insufficiente o addirittura senza pagarla”

 “La creazione dei data center richiede enormi quantità di acqua e di energie fossili compreso il carbone con danni ambientali incalcolabili”

“In numerose attività il lavoro umano verrà eliminato oppure fortemente limitato con un conseguente grande aumento della disoccupazione”

“Gli oligarchi del web sono riusciti ad accumulare più capitale, territori, energia, acqua, dati, risorse critiche, di chiunque altro nella storia”

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GLI AMBIGUI LEGAMI DELL’AI CON L’AMERICA LATINA
Il lato nascosto dello sfruttamento di un continente. “Estrattivismo” come metafora 

Dai minerali estratti dal deserto di Atacama per costruire i data center e le reti elettriche per il loro funzionamento al litio e al rame per le auto elettriche e l’intelligenza artificiale, il Cile riassume la storia dello sfruttamento dell’America latina da parte di potenze straniere attraverso la parola extractivismo, che esprime un modello economico e politico. emblematico del neocolonialismo, basato sull’estrazione intensiva e su larga scala delle risorse naturali con distruzioni ambientali ed emarginazione sociale ed economica. Un fenomeno devastante sotto la bandiera del progresso che si può riassumere con la cosiddetta “maledizione delle risorse” nei paesi del Sud del mondo. Un’ingannevole idea di progresso a esclusivo vantaggio delle multinazionali che sottraggono la terra alle popolazioni locali e ne sfruttano le risorse senza nemmeno riconoscere un compenso equo. Un circolo vizioso in cui gli indigeni, per mancanza di alternative, sono costretti a sottostare ai loro oppressori da cui dipendono anche per la salute e l’istruzione. Con l’estrazione dei minerali nella Regione metropolitana di Santiago, favorita dal governo che vuole attrarre investimenti esteri è per esempio stata autorizzata la realizzazione di molti data center senza prima consultare gli abitanti che dovranno subirne le drammatiche conseguenze, ma le comunità locali hanno saputo reagire e dato vita ad azioni collettive per rivendicare la proprietà delle loro risorse. Hanno fatto così conoscere questa difficile situazione e aperto un dibattito a livello internazionale sull’“estrattivismo” ampliato ad altri aspetti nascosti dell’AI come il suo uso per scopi militari, che segna una svolta significativa nelle politiche aziendali di OpenAi. Per Karen Hao, autrice del libro Empire of Ai (vedi articolo qui sopra) è una scelta che ha numerose analogie con la parabola della British East India Company (Compagnia britannica delle Indie orientali), una società nata per stipulare accordi commerciali con l’India, che tra il Seicento e metà dell’Ottocento ottenne un grande potere economico e politico fino ad agire come un vero e proprio stato, sottomettere la popolazione e riscuotere le tasse con il sostegno dell’impero britannico, che poi la nazionalizzò trasformando l’India in una propria colonia. OpenAi e altre aziende della Silicon Valley saranno la nuova Compagnia delle Indie su cui si fonderà il nuovo impero americano? 

Mark Rothko, No. 3 / No. 13, 1949, New York, MoMA The Museum of Modern Art, Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc 428. 1981© 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York. Dalla mostra Mark Rothko, Palazzo Strozzi, Firenze, dal 14 marzo al 26 luglio.
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