Nel segno della qualità ambientale

Salute dei cittadini e salubrità urbana sono tra i principali indicatori del livello di civiltà e di vivibilità dei centri abitati e rappresentano due fondamentali elementi per definire la loro attrattività dal punto di vista sociale, culturale ed economico. Con l’Urban Health Rome Declaration, il protocollo redatto dal Ministero della salute e dall’Associazione nazionale dei comuni italiani, presentato nel 2017 nella Conferenza internazionale Health in the Cities dell’Organizzazione mondiale della sanità, si è espresso un nuovo e più ampio concetto di salute intesa non solo dal punto di vista della prevenzione e cura delle malattie, ma anche da quello dell’equilibrio psicofisico in relazione alle condizioni ambientali per contrastare i danni causati dai cambiamenti climatici, dalle disuguaglianze economiche e dall’invecchiamento della popolazione. La salute viene considerata così non più a livello individuale, ma come “bene comune” per raggiungere obiettivi condivisi dai cittadini, le amministrazioni e le reti civiche attraverso politiche inclusive tra cui l’educazione sanitaria da inserire in tutti programmi scolastici, la promozione di stili di vita consapevoli nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle comunità, con azioni per contrastare l’inquinamento atmosferico e una mobilità più inclusiva e sostenibile basata soprattutto sul trasporto pubblico.

Protezione della biodiversità
Questo concetto di salute diventa il presupposto per uno sviluppo urbano equilibrato e contribuisce alla creazione di spazi che si possono rigenerare con il miglioramento continuo dell’ambiente fisico e del contesto sociale per favorire i rapporti e il supporto reciproco tra le persone nello svolgimento delle attività quotidiane. Se le città vengono organizzate e gestite in modo consapevole si creano delle sinergie e si forma un circolo virtuoso tra istituzioni e cittadini in grado di migliorare il benessere di tutta la popolazione perché la salute non dipende solo dalla fruizione dei servizi sanitari e dagli stili di vita, ma anche dalla qualità degli ambienti in cui si vive e lavora, dalle occasioni di crescita economica, dal grado di coesione delle comunità, dalle possibilità di interazione sociale, di accesso ai servizi pubblici e di diminuzione delle disparità economiche attraverso una progettazione di qualità e una più attenta gestione dei luoghi che compongono il tessuto urbano. In previsione della crescita delle città, che secondo lo studio World Urbanisation Prospects 2018 della Population Division delle Nazioni unite nel 2050 avranno quasi sette miliardi di abitanti (WUP2018-F03-Urban_Population.xls), l’aumento della densità degli edifici rappresenterà una delle principali tendenze a livello globale e inciderà sulle politiche ambientali e di salute pubblica. È quindi indispensabile pianificare e realizzare una serie coordinata di interventi che possano non solo contrastare i rischi di aumentare i livelli già molto elevati di inquinamento e di condizioni di vita preoccupanti, ma anche di saper cogliere le possibilità offerte da politiche più inclusive e dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. La protezione della biodiversità, l’incremento delle aree verdi e blu con la creazione di parchi, giardini e zone con acque di superficie, lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico interconnessi, car e bike sharing, percorsi ciclabili e pedonali con la conseguente forte riduzione del traffico veicolare, un’efficace gestione dei sistemi di energia rinnovabile e dei rifiuti consentono limitare significativamente i maggiori fattori di rischio ambientale. A questi interventi si possono affiancare altre importanti azioni di miglioramento della qualità dell’aria e di mitigazione della temperatura ambiente reale e percepita come la piantagione di alberi e arbusti, la realizzazione di tetti, facciate e parcheggi verdi, orti urbani e pavimentazioni fotocatalitiche, definite anche “mangia smog”, che neutralizzano i principali inquinanti presenti nell’atmosfera. A differenza delle periodiche e inefficaci interruzioni del traffico, riducono infatti in modo permanente la concentrazione di alcune delle molecole più pericolose come le polveri sottili, il benzene, gli ossidi di azoto e di zolfo presenti nell’atmosfera.

Legami trasversali
Una nuova idea di città realizzata da Barcellona con il progetto Superblocks, che la pone tra i centri abitati più all’avanguardia della trasformazione urbana, dove è stato stabilito un diverso modello di priorità basato sulla rivitalizzazione degli spazi pubblici, sul miglioramento della sicurezza, dell’accessibilità e attrattività dei luoghi a favore di una maggiore coesione sociale e di una migliore qualità della vita in cui viene privilegiata la formazione di zone ciclopedonali e parchi gioco in aree prima occupate dalle automobili. I parchi gioco e gli spazi multifunzionali sono due componenti essenziali della mixité sociale, funzionale e attrattiva della città contemporanea. Il concetto di mixité si oppone all’idea novecentesca di definire le periferie secondo un principio di sviluppo a zone omogenee in base a determinate caratteristiche e con precisi vincoli e limiti, che hanno portato all’isolamento dovuto alla mancanza di scambi e comunicazione e, di conseguenza, alla segregazione dei gruppi sociali meno influenti. Mixité esprime infatti il concetto di una città senza barriere in grado di contribuire alla formazione di legami trasversali in cui possono coesistere e crescere diverse componenti sociali, culturali ed economiche come nello (Y)our City Centre progettato a Glasgow dello studio olandese di architettura MVRDV. Una zona degradata di quaranta ettari nel cuore della città è stata trasformata in una grande area verde, vivibile e attraente di circa ventimila abitanti con numerosi luoghi dove è favorito l’incontro tra persone di differenti generazioni e gruppi etnici, ma anche l’incremento di attività creative, commerciali e industriali.

Oltre ogni barriera
Una delle sfide più impegnative che devono affrontare tutti i centri abitati è la riduzione delle barriere architettoniche insieme a quelle culturali, psicologiche, sensoriali e digitali, con l’obiettivo di arrivare alla loro eliminazione in modo da rimuovere uno dei maggiori ostacoli per il raggiungimento dei fondamentali principi di uguaglianza, dignità personale e pari opportunità tra i cittadini. Un traguardo da conquistare in tutti gli ambiti della convivenza civile come è stato deciso nel 2008 dalla Convenzione delle Nazioni unite dei diritti delle persone con disabilità per un pianeta più inclusivo attraverso un progetto definito Design universale Design for All (https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/disabilita-e-non-autosufficienza/focus-on/Convenzione-ONU/Documents/Convenzione%20ONU.pdf). Un insieme di comportamenti che contribuiscono a rendere i luoghi di lavoro, i trasporti, gli ambienti pubblici e privati tra cui scuole, ospedali, chiese e altri edifici di culto, parchi, impianti sportivi, centri culturali, cinema, teatri, musei, negozi e ristoranti accessibili, funzionali, confortevoli e utilizzabili dal maggior numero di persone indipendentemente dall’età e dalle diverse abilità con una corretta informazione, la possibilità di un uso semplice e intuitivo e la massima limitazione degli sforzi fisici anche grazie all’installazione di rampe, servizi igienici attrezzati e all’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Azioni monitorate dall’Access City Award, il premio dato ogni anno dall’Unione europea alle città più accessibili, cui possono partecipare i centri con oltre cinquantamila abitanti. Il riconoscimento assegnato nel 2022 a Città del Lussemburgo, seguita da Helsinki, Barcellona e Vienna (https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=88&furtherEvents=yes&eventsId=1871&langId=en) esprime in modo compiuto l’attenzione a questi valori per le numerose soluzioni innovative tra cui i bus con pianale ribassato, annunci visivi e sonori sui mezzi e alle fermate, il dialogo con i cittadini con disabilità per garantire che le sue scelte siano condivise e abbiano gli effetti desiderati, la possibilità di seguire le principali riunioni del Consiglio con una trascrizione accessibile a tutti e nella lingua dei segni.

Progetti funzionali
I sistemi di raccolta dei rifiuti e l’incremento delle rinnovabili con pannelli fotovoltaici integrati  nel tessuto e nell’arredo urbano rappresentano altri due importanti contributi alla salvaguardia dell’ambiente, al risparmio e al miglioramento energetico per il loro diretto e significativo impatto nella gestione dell’igiene e della pulizia degli spazi pubblici e la possibilità di contribuire alla fornitura di energia verde a basso costo anche nei centri delle città, con il rispetto dei vincoli nelle zone e negli edifici di rilevanza storica, culturale e architettonica. All’attenzione nella gestione delle immondizie e nella programmazione di un sistema efficiente e rispettoso dell’ambiente nella collocazione delle rinnovabili si deve aggiungere l’illuminazione pubblica degli spazi esterni secondo un progetto che possa garantire la sicurezza dei cittadini nelle strade, piazze, aree verdi, nei percorsi ciclopedonali e parcheggi attraverso la corretta collocazione delle fonti luminose con lampade ad alto rendimento, l’integrazione delle nuove tecnologie tra le diverse reti per una programmazione funzionale che consenta di raggiungere i migliori risultati anche dal punto di vista estetico.

Sviluppo qualitativo
Come sottolinea l’articolo Strategie urbane di pianificazione e progettazione in salute, per migliorare la qualità e l’attrattività dei luoghi (https://re.public.polimi.it/handle/11311/1141482), dotare gli spazi pubblici di infrastrutture come piste ciclabili, percorsi pedonali o parchi gioco significa creare luoghi più sicuri, confortevoli e attrattivi, ma se i benefici ambientali sono conosciuti, risultano ancora poco definiti quelli che influiscono direttamente sulla salute dei cittadini. È quindi importante, soprattutto in relazione ai complessi fenomeni di urbanizzazione e all’invecchiamento della popolazione, passare dal modello medico focalizzato sulla persona a quello sociale, dove la salute è il risultato di numerosi fattori economici, culturali e ambientali. Di conseguenza sarà sempre più indispensabile affrontare questi problemi con programmi multidisciplinari in cui, affermano gli autori, coinvolgere diverse competenze professionali come “epidemiologi ed esperti di Sanità Pubblica; progettisti architetti e urbanisti; amministratori pubblici… economisti capaci di valutare la fattibilità del progetto, con un approccio costi-benefici; e, infine, agenzie di monitoraggio ambientale”. Le azioni per salvaguardare e incrementare il benessere degli abitanti delle città devono quindi essere alla base di ogni pianificazione urbana non solo come strumento di prevenzione e cura, ma soprattutto per la loro capacità di sostenere un tipo di sviluppo non semplicemente quantitativo, ma in grado di dare un contributo decisivo a un modello di città in cui la qualità della vita diventa l’elemento principale, l’impulso imprescindibile per tutti gli atri fattori di crescita.

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“Salute come ‘bene comune’ per raggiungere obiettivi condivisi dai cittadini, le amministrazioni e le reti civiche attraverso politiche inclusive”

“L’aumento della densità degli edifici sarà una delle principali tendenze a livello globale e inciderà in modo particolare sulle politiche ambientali”

“A Barcellona si è stabilito un nuovo modello di città basato sulla rivitalizzazione degli spazi pubblici, sull’accessibilità e attrattività dei luoghi”

“Tra le sfide più impegnative che dovranno affrontare tutti i centri abitati c’è la rimozione delle barriere architettoniche e culturali”

“I sistemi di raccolta dei rifiuti e l’incremento delle rinnovabili rappresentano due importanti contributi alla protezione del territorio”

“Le azioni per salvaguardare e incrementare il benessere degli abitanti delle città devono essere alla base di ogni pianificazione urbana”

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SPAZI APERTI E CONDIVISI
Una nuova progettualità basata sulle decisioni prese con gli abitanti

A partire dalla fine degli anni 60 del Novecento, in seguito alla critica radicale dell’urbanizzazione e della frammentazione del tessuto delle città del sociologo Henri Lefebvre, proseguita dal geografo e politologo David Harvey, che ha analizzato anche il loro negativo impatto sull’ambiente e sull’incremento delle disuguaglianze, cui si devono aggiungere gli studi sull’organizzazione sociale del filosofo Michel Foucault, si è iniziato a comprendere in modo compiuto l’importanza delle relazioni tra le persone per prevenire eventuali conflitti, stabilire rapporti di fiducia e collaborazione tra le differenti comunità che risiedono nei centri abitati e, di conseguenza, a dare loro un sempre maggiore rilievo nella definizione degli spazi di uso collettivo, in modo particolare quando devono essere progettati in quelle aree anonime e prive d’identità che caratterizzano i nonluoghi, cioè le zone urbane più lontane dai centri storici secondo la ormai celebre definizione dall’antropologo Marc Augé. È diventata così fondamentale l’esigenza di creare degli spazi aperti e condivisi sia nelle aree esterne sia all’interno degli edifici pubblici, che simbolicamente rappresentano le libertà civili, in cui manifestare ed esprimere le proprie idee, poter seguire degli itinerari di arricchimento sociale e culturale a livello personale e collettivo regolati da percorsi democratici che consentano di assimilare le differenze e riequilibrare i conflitti. Come suggerisce Rossana Galdini, docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università Sapienza di Roma nel suo libro Terapie urbane. I nuovi spazi pubblici della città contemporanea (Rubbettino, pp. 168, 14 euro) in questo contesto assumono un grande rilievo nei rapporti tra i cittadini le attività in cui vengono soprattutto valorizzate le azioni creative e incoraggiati il desiderio di partecipazione e la capacità di condivisione delle esperienze. Galdini propone inoltre una riflessione sull’opportunità di avviare nuovi metodi di progettazione dove la partecipazione attiva degli abitanti possa contribuire a connotare di nuovi e diversi significati gli spazi pubblici e a facilitare l’identificazione con i valori collettivi.

Piero Dorazio, Percorso male inteso. Dalla mostra Piero Dorazio,
la nuova pittura. Opere 1963-1968
, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti e Galleria dello Scudo, Verona.
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