Nell’epoca della modernità liquida i centri urbani, suggerisce Bertram Maria Niessen nel suo libro Abitare il vortice. Come le città hanno perduto il senso e come fare per ritrovarlo (Utet, pp. 287, 19 euro, eBook 9,99 euro) sono specchi d’acqua dove gli impulsi economici, le trasformazioni sociali e politiche ne agitano continuamente la superficie. Città come rappresentazione dell’evoluzione dell’intelligenza e delle energie collettive, organismi fluidi e interconnessi che superano la dicotomia tra centro e periferia attraverso un modello di crescita che va oltre lo schema reticolare, la forma più antica di pianificazione urbana e favorisce l’equilibrio tra aree abitate, paesaggio ed ecosistema grazie a servizi diffusi vicini alle esigenze degli abitanti. Per Mario Cucinella, architetto e designer molto attento all’equilibrio ambientale Chongquing, la città cinese con più di trenta milioni di abitanti considerata la più grande del mondo, con un’altissima densità abitativa e un numero assai elevato di grattacieli residenziali, rappresenta un esempio emblematico di questa tendenza. Come ha dichiarato a Il Sole 24 Ore: “In questa foresta tropicale di cemento, in strada si piantano alberi grandi, si creano passerelle per i pedoni, si investe nelle finiture delle pavimentazioni, si migliora l’accesso ai negozi, si sviluppano i musei sulla strada, si riducono le automobili”.
Sviluppo e innovazione
Conosciuta come città delle montagne, Chongquing si estende su un territorio grande il doppio della Svizzera, ha più della metà degli abitanti del nostro Paese, ponti avveniristici e linee metropolitane con percorsi che passano anche all’interno degli edifici e rappresenta per la Cina un importante esperimento di sviluppo nazionale attraverso l’urbanizzazione di vaste aree rurali con lo scopo di ridurre le diseguaglianze sociali e regionali. In Bangladesh, paese caratterizzato da una diffusa vegetazione e numerosi corsi d’acqua che spesso provocano allagamenti devastanti, si segnalano dei progetti innovativi che hanno lo scopo di evitare o diminuire in modo significativo le inondazioni. Gaibandha, un distretto nel nord del Bangladesh con più di due milioni di abitanti, è attraversato dal fiume Jamuna, ramo inferiore del Brahmaputra che ha origine in Tibet e sfocia nel golfo del Bengala. Con il suo abbondante limo assicura l’irrigazione e la fertilità dei campi durante la stagione secca, il lungo periodo di circa sei mesi che nelle zone tropicali corrisponde alle nostre stagioni autunnali e invernali e precede le piogge monsoniche caratterizzate da frequenti e forti temporali.
Semplicità ed efficienza
Con l’avvicinarsi dell’estate, il subcontinente indiano si riscalda più velocemente dei mari che lo circondano. L’aria umida si sposta verso il Bangladesh dove non può espandersi perché bloccata dalla catena montuosa dell’Himalaya. Accumula energia, si condensa e cade sotto forma di pioggia. Tra giugno e ottobre i rovesci si intensificano, provocano la piena dei fiumi con correnti che rompono gli argini, allagano le campagne per molte settimane e formano delle grandi isole fluviali di limo e sabbia. Gli argini in cemento non reggono all’urto delle acque, che vanno così a inondare anche gli altri distretti intorno a Gaibandha, una vasta area in cui vivono sette milioni di persone. Nel corso del tempo sono stati fatti diversi tentativi per eliminare questi gravi problemi tra cui la costruzione di palafitte con legno e cemento, ma con risultati alterni, complessivamente deludenti. Friendship, un’organizzazione non governativa che opera sul territorio e assicura aiuti e servizi fondamentali alla popolazione, ha affrontato queste difficoltà in modo non convenzionale. Dopo un’attenta analisi della morfologia dell’habitat in cui si trovano le aree periodicamente colpite dalle inondazioni, che spesso sommergono le case, da parte della fondatrice dell’organizzazione Runa Khan e dell’architetto bangladese Kashef Mahboob Chowdhury, vincitore nel 2021 del prestigioso premio RIBA assegnato dal Royal Institure of British Architects, è stato elaborato un progetto di grande valore sociale, economico e ambientale che potrà essere adottato anche in altre zone del mondo con criticità simili. Chowdhury, dopo aver osservato dall’alto il territorio è rimasto colpito dai contorni degli agglomerati di limo creati dalla corrente e ha pensato di realizzare delle isole a forma di goccia. Strutture con perimetro a ellisse arrotondata come le sagome delle barche alte circa tre metri, lunghe centodieci e larghe settanta, che consentono alle acque del fiume di scorrere rapidamente senza fare danni, su cui vengono edificate e alimentate con energia solare le abitazioni e le scuole oltre a ospitare i ricoveri per gli animali, con al centro un ampio bacino in cui viene raccolta l’acqua piovana utilizzata per i bisogni essenziali e la pesca. Come ha scritto The Economist: “Un progetto semplice e geniale” (https://www.economist.com/culture/2023/04/12/bangladeshs-riverine-villages-are-benefiting-from-clever-design). In Bangladesh sono allo studio numerose altre iniziative per far fronte ai pericoli del clima monsonico acutizzati e resi più frequenti dai cambiamenti climatici. Secondo l’ente internazionale per la difesa ambientale Natural Defense Council, entro il 2050 l’innalzamento del livello del mare potrebbe infatti causare l’emigrazione di circa venti milioni di persone (https://www.nrdc.org/stories/bangladesh-country-underwater-culture-move).
Riequilibrio ambientale
Dal 2005 lo studio bangladese di Marina Tabassum Architects (MTA), vincitore di numerosi premi internazionali, si serve per i suoi progetti di materiali locali a basso costo come il legno teak e i mattoni in argilla con cui realizza edifici a struttura reticolare, spesso su basi rialzate, che oltre proteggere dalle acque alluvionali assicurano in modo naturale ombra e ventilazione secondo una filosofia in cui gli edifici sono parte integrante dell’ambiente. Rafiq Azan fondatore di Shaotto, un imprtante gruppo di architetti con sede a Dhaka si dedica alla bonifica e alla rivitalizzazione degli spazi verdi, deturpati da frequenti atti di vandalismo e dei corsi d’acqua della capitale del Bangladesh in cui proliferano le zanzare che causano la febbre dengue. Il suo progetto di restauro del Shahid Abdul Alim Playgroung nella parte vecchia della città ha trasformato un’area di parcheggio occupata illegalmente in un parco pubblico con spazi dedicati al cricket, al calcio, ai giochi dei bambini, oltre a una palestra, una libreria, una caffetteria, un grande contenitore sotterraneo con impianto di infiltrazione dell’acqua piovana che viene conservata per affrontare i periodi di siccità. Sono stati anche piantati alberi e altre specie vegetali per attenuare l’impatto delle piogge e limitare le inondazioni. Peter Clegg, senior partner dello studio di architettura britannico Feilden Clegg Bradley Studios ha realizzato invece l’Aga Khan Academy di Dhaka, un istituto di formazione scolastica senza scopo di lucro e distinzioni sociali, che si propone di assicurare un alto livello di formazione in modo da poter efficacemente affrontare gli allagamenti improvvisi.
Soluzioni concrete
Per Clegg, che ha realizzato questo progetto in collaborazione con Shaotto, gli edifici costruiti in questa zona del Bangladesh devono essere in grado di tollerare senza problemi le forti e abituali precipitazioni che possono causare fino a una ventina di centimetri di acqua in poche ore. L’Academy è stata quindi costruita sopra il livello del suolo con ampie aree di compensazione per far defluire le piogge, facciate in mattoni forati in modo da attenuare gli effetti del caldo e dell’umidità, percorsi e verande ombreggiati che consentono di limitare l’uso dell’aria condizionata. È stata inoltre installata una stazione metereologica per avere in tempo reale dei dati affidabili nella previsione del tempo. Nei pressi di Dhaka, nelle pianure alluvionali di South Kanarchorche, un’area che può frequentemente subire inondazioni di tre metri d’acqua, l’architetto Saif Ul Haque ha creato per l’Arcadia Education Project, dove sono ospitati una scuola materna, un ostello per donne single e un asilo nido, una struttura realizzata con bambù locale e altri materiali naturali che a seconda delle condizioni climatiche può galleggiare o essere facilmente ancorata a terra. Gli interventi realizzati a Dhaka, megalopoli di oltre quindici milioni di abitanti situata in un territorio con difficili situazioni ambientali in cui si registra uno dei più elevati tassi di crescita al mondo, assumono un’importanza particolare non solo dal punto di vista architettonico, ma anche da quello sociale ed economico. Le soluzioni proposte, compatibili ed efficaci, riescono a dare delle soluzioni concrete ai difficili problemi che affliggono i territori tropicali soggetti al clima monsonico e si pongono in opposizione all’espansione sostenuta dall’edilizia dominante basata esclusivamente su costruzioni convenzionali in cemento e vetro, spesso molto sviluppate in altezza, più costose e inefficienti rispetto agli edifici costruiti con la riscoperta e la rielaborazione delle tecniche tradizionali e l’utilizzo dei materiali locali. Tra questi due modelli contrapposti di crescita, la sfida è quella di aumentare il tenore di vita di queste zone del mondo senza compromettere i fragili equilibri dell’habitat e senza diffondere sostanze nocive nell’atmosfera.
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“Modelli di crescita che favoriscono l’equilibrio tra aree abitate ed ecosistema grazie a servizi diffusi e vicini alle esigenze dei cittadini”
“Chongquing, la città cinese con più di trenta milioni di abitanti rappresenta un esempio emblematico di queste nuove tendenze urbanistiche”
“In Bangladesh, un paese con una diffusa vegetazione e molti corsi d’acqua si segnalano dei progetti che hanno lo scopo di evitare le inondazioni”
“L’architetto bangladese Chowdhury ha realizzato delle isole a ellisse arrotondata che consentono alle acque del fiume di scorrere senza fare danni”
“L’Aga Khan Academy di Dhaka è stata costruita da Peter Clegg sopra il livello del suolo con ampie aree di compensazione per far defluire le piogge”
“In Messico il Programa de Mejoramiento Urbano assegna importanti investimenti a medie e piccole infrastrutture soprattutto nelle aree periferiche”
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ARCHITETTURA COME AZIONE SOCIALE
Un importante programma di edilizia pubblica segna una svolta in Messico
Il Programa de Mejoramiento Urbano, il piano approvato nell’ambito del Plan Nacional de Desarrollo 2019-24 dal governo messicano dopo le distruzioni causate nel sud del paese dai disastrosi terremoti del 2017, definisce una svolta significativa nel campo delle politiche sociali dopo un lungo periodo di assenza di interventi statali in un settore fondamentale come quello delle opere pubbliche sia dal punto di vista economico sia dell’inclusione e della promozione sociale. Il programma, che si segnala per la diversificazione e la capillarità dei lavori, si basa non solo su grandi interventi ma assegna importanti investimenti a medie e piccole infrastrutture diffuse in tutto il territorio nazionale con particolare attenzione alle aree periferiche. In sintonia con i traguardi fissati dall’Agenda Mexico 2030 per lo sviluppo sostenibile come il miglioramento del livello di vita delle fasce più povere della popolazione e il superamento dei maggiori problemi causati dalle crisi sanitarie, dal degrado ambientale e dai cambiamenti climatici (https://agenda2030lac.org/en/countries/mexico) il piano opera alcune scelte essenziali tra cui la diffusione dei servizi, il miglioramento e l’incremento delle aree residenziali con la realizzazione di scuole, centri sanitari, sportivi, civici, la creazione di nuovi mercati, l’ampliamento, l’integrazione o la sostituzione degli edifici più degradati. Per quanto riguarda la realizzazione delle costruzioni si fa riferimento sia all’uso di componenti prefabbricati sia all’impiego di tecniche tradizionali in modo da superare i canoni dell’edilizia convenzionale e favorire l’occupazione di manodopera non specializzata senza rinunciare al contenimento dei costi, alla velocità di esecuzione e alla sicurezza. Tra i numerosissimi interventi in corso di realizzazione, si evidenzia per i risultati raggiunti il piano per la ricostruzione dopo il terremoto della città di Jojutla nello stato di Morelos. Oltre alla riedificazione e alla messa in sicurezza delle abitazioni è stato creato un sistema di infrastrutture e spazi pubblici che hanno favorito la riscoperta del senso di comunità, la rinascita dell’identità collettiva e una diffusa qualità della vita.



